C'è una credenza dura a morire tra molti professionisti e committenti: l'idea che il BIM sia un lusso tecnologico, un "disegnino in 3D più figo" che serve solo per i grandi appalti pubblici.
Niente di più falso. Il BIM è, prima di tutto, uno strumento di sopravvivenza per il cantiere. Serve a dare unpeso realea ogni singola idea fin dalla fase di schizzo, evitando di dover fare milioni di varianti in corso d'opera perché la realtà non coincide con la carta.
Volete capire la differenza tra progettare con le vecchie tavole bidimensionali (o con i finti modelli fatti solo per facciata) e farlo sul serio? Vi racconto qualche storia vera dal fronte.
1. L'idraulico in cantiere alle 7 del mattino (e l'ansia da "subito")
Parliamoci chiaro: quante volte capita la telefonata del venerdì sera o della mattina presto?"Serve il disegno esecutivo del bagno SUBITO perché c'è l'idraulico in cantiere!". Come se noi non avessimo una vita privata. I vari step di cantiere si programmano. Ok, ci sta che un artigiano si liberi inaspettatamente prima, ma non stiamo salvando vite umane. La differenza, in questi casi di finta emergenza, la fa il metodo. Se hai progettato alla vecchia maniera, devi metterti a disegnare linee da zero, correndo. Se hai lavorato in BIM, lo sforzo lo hai già fatto mesi prima: quando hai modellato il bagno hai già dovuto posizionare i miscelatori, valutare le nicchie, i mobili e tutti i vincoli. Risultato? Generi una sezione dal modello in tempo reale, una rapida formattazione per renderla leggibile all'idraulico, e si corre in cantiere senza perdere la testa.
2. Il viaggio nel tempo degli impianti (Roba da matti)
Recentemente ho coordinato i vari modelli disciplinari di una commessa. Apro il progetto MEP (quello degli impianti, fatto ovviamente a posteriori) e mi accorgo che canna completamente con l'architettonico. C'era un festival dell'assurdo: tubi che passavano sopra le porte, connettori sospesi nel vuoto e chi più ne ha più ne metta. Salta fuori che il progetto degli impianti era stato sviluppato su una vecchia versione dell'architettonico.Vecchia di un anno prima!Roba da matti. Senza un coordinamento digitale, avremmo scoperto questo "viaggio nel tempo" solo quando gli installatori fossero arrivati sul posto con i tassellatori in mano.
3. I tubi d'aria che sfidavano le leggi della fisica
Stavo modellando l'impianto di ventilazione di un palazzetto. Inserisco i dati e mi accorgo che i condotti dell'aria, semplicemente, non ci entravano. Chiamo l'impiantista e lui, guardando il 3D, cade dal pero: non aveva minimamente capito che la struttura del tetto fosse così complessa. Mi chiedo ancora oggi:ma su quale base logica aveva sviluppato il suo progetto fino a quel momento?Sulle tavole 2D tutto sembrava piatto e possibile. Nella realtà, si sarebbe bloccato il cantiere il giorno del montaggio.
4. Il muro portante sospeso nel vuoto (e la vetrata salvata)
Analizzando i modelli di un progetto in procinto di iniziare il cantiere, mi accorgo che un grosso muro portante del primo piano era completamentein falso, cioè non poggiava su nessuna struttura sotto. Gli strutturisti non se ne erano accorti perché usavano il BIM a posteriori, come mero "disegnino" finale dopo aver calcolato tutto alla vecchia maniera. Sono dovuti tornare in studio a rifare i calcoli da zero. In un altro cantiere, sempre sovrapponendo i disegni strutturali al modello architettonico, è emerso che un setto in cemento armato era stato invertito nel disegno: se io e l'ingegnere fossimo andati con le tavole separate, il cliente si sarebbe trovato un muro di cemento grezzo esattamente lì dove aveva pagato per avere una bellissima vetrata trasparente.
5. Il cliente "razionalista" e le soluzioni in tempo reale
Il bello di questo metodo è che non serve solo a evitare i disastri tecnici, ma cambia completamente il rapporto con le persone.
Prendiamo il classico cliente pignolo, dall'anima razionalista, che ha bisogno di vedere fisicamente tutto quello che gli proponi. Per lui il disegno tecnico bidimensionale è una lingua straniera. Avendo un modello intelligente alla base, in 30 minuti tiri fuori il render di studio e lui è felice perché finalmente capisce l'atmosfera. E se sorge un problema durante l'incontro, gli mostri la variante e la soluzione geometricain tempo reale, direttamente sullo schermo.
È la fine dei "ci devo pensare". Sappiamo esattamente come girerà ogni singolo elemento (persino i gradini di una scala difficile)prima ancora che il mastro di cantiere tiri fuori la matita per rintracciarla sull'intonaco grezzo.
6. L'archeologia urbanistica e i disegni "fantastici" del passato
E poi c'è il grande classico: il rilievo dello stato di fatto per ricostruire lo stato legittimo di un immobile. Parliamo di quegli edifici realizzati in epoche in cui, per fare grandi modifiche, bastava passare in Comune a fare due chiacchiere con il responsabile tecnico, che ti faceva sostituire due tavolette al volo e "stava apposto così". Oggi, per uscire da quei guai e sanare la situazione, serve quasi un ingegnere della NASA.
Il problema vero è che all'epoca si depositavano spesso disegni volutamente falsati per ottenere piccoli vantaggi o far tornare i conti sulla carta. Se affronti queste pratiche ricalcando banalmente la vecchia linea in 2D, otterrai lo stesso identico risultato falsato dell'epoca: sgamare la magagna diventa difficilissimo e rischi di portarti l'errore dietro fino al cantiere. Nel modello 3D, invece, la bugia geometrica non ha dove nascondersi. Ti accorgi immediatamente se uno spessore non torna, se un'altezza è truccata o se una quota sballa. Vedi l'incongruenza subito, potendo valutare caso per caso la soluzione migliore e salvando l'intero progetto prima di fare passi falsi con il Comune.
Una riflessione finale
Smettiamola di pensare che la tecnologia tolga poesia all'architettura. È l'esatto contrario.
Governare il dato con precisione scientifica non serve a ingabbiare la creatività, ma a proteggerla. Un'architettura che quadra nel file è l'unica architettura capace di filare liscia in cantiere, difendendo l'idea originale dagli imprevisti, dai ritardi dei fornitori e dalle pezze a colori fatte sul campo per rimediare agli errori di distrazione.
Il digitale non è un costo o un software da delegare a fine progetto. È l'armatura che permette alla bellezza di esistere nel mondo reale, senza fare fegato marcio a nessuno.
